COLLEZIONE TOWER - WURST ALTARE DOMESTICO
L’altare appartiene alla collezione Tower-Wurst e proviene dal deposito Querini del Museo di Palazzo Venezia.
È composto da due elementi, non ancorati l’uno all’altro e ospita all’interno delle ante della porzione superiore una Nativita’ con sculture policrome e decorazioni in foglia d’oro.
Nelle due portelle dell’elemento inferiore sono raffigurate, su fondo dorato Santa Caterina d’Alessandria e Santa Dorotea. Sul basamento sono raffigurati in maniera stilizzata due stemmi che vengono poi riportati anche all’interno dei riquadri dell’elemento superiore e che, con ogni probabilità, richiamano alla famiglia committente.
Nella parte sommitaria è raffigurato un cartiglio. I fondi sono decorati a tempera con elementi vegetali stilizzati.
L’elemento superiore presenta una decorazione esterna più semplice ( elementi vegetali stilizzati e stemmi ) , all’interno la decorazione è molto più ricca: una scena della Natività con Re Magi, scolpita ad altorilievo ; nella faccia interna dei portelli, su fondo dorato, altre due raffigurazioni di santi: sulla destra San Rocco e sulla sinistra una Santa con cesto di colombe ( forse Santa Colomba di Sens).
Lo stato conservativo del manufatto era compromesso da numerosi fenomeni di degrado: da un punto di vista strutturale erano presenti diverse disconnessioni e scollamenti delle porzioni portanti; deformazione delle assi di alcuni elementi, alcune porzioni erano mancanti.
Inoltre in passato la struttura lignea aveva subito un attacco da parte di insetti xilofagi, non più attivo al momento dell’intervento.
Alcune mancanze e cadute di porzioni di intaglio compromettevano la lettura complessiva dell’opera. L’effige della Santa ospitata all’interno dello sportello dell’elemento superiore era completamente distaccata dal supporto; sia sulle superfici dorate che su quelle dipinte erano presenti diffuse abrasioni e cadute di colore e di preparazione.
Tutta la superficie era inoltre interessata da pregressi interventi di restauro, alcuni eseguiti con metodologie non corrette. Inoltre si riscontrava l’alterazione di un vecchio protettivo finale, applicato sulla superficie.
Le prime fasi dell’intervento si sono rivolte alle operazioni di tipo strutturale ed hanno interessato in particolare le porzioni del retro dei due mobili e gli elementi distaccati, come l’effige della santa collocata all’interno di uno dei due sportelli dell’elemento superiore, e ricostruzioni di elementi mancanti, eseguiti con inserti lignei della stessa essenza dell’originale. Particolarmente delicata è stata la fase di pulitura delle superfici, per la quale è stato necessario l’impiego di diverse metodologie. La presentazione estetica è stata guidata dall’impostazione del minimo intervento con l’ intento di restituire unità di lettura cromatica all’opera.



