Restauro conservativo dei prospetti in laterizio e degli elementi in travertino e stucco di Palazzo Margherita
Il Palazzo Boncompagni o Piombino, noto anche come Palazzo Margherita, in quanto fu la residenza della Regina Madre, che oggi ospita l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, fu eretto tra il 1886 ed il 1890 su progetto dell’architetto Gaetano Koch per il Principe Boncompagni Ludovisi.
L’edificio si sviluppa su tre piani, le facciate sono in laterizio; sovrastate da un cornicione in stucco; al di sotto del quale è presente una fascia decorativa ad intonaco liscio con fregi in stucco raffiguranti i draghi dello stemma Boncompagni. Nella porzione centrale, del prospetto principale, si apre l’atrio composto da tre archi sovrastati dalla balconata.
Nel prospetto principale tutti gli elementi decorativi ( basamento, mostre e trabeazioni delle finestre, cornicioni marcapiano), fatta eccezione per il cornicione e i fregi, sono in travertino. Nei prospetti secondari, il travertino è stato utilizzato solo nel basamento e, in alcuni prospetti, nel primo ordine delle finestre, mentre per i rimanenti elementi viene utilizzata una malta ad imitazione del travertino.
L’intervento di restauro è stato mirato alla risoluzione di alcune problematiche conservative che erano principalmente legate ai fenomeni di degrado materico delle superfici, in particolar modo quelle in stucco, ed al ripristino dell’impianto decorativo originario.
Durante le fasi di indagine era emersa la presenza, sugli stucchi, di diversi livelli di scialbo, il più recente, grigio scuro ad imitazione del travertino; al di sotto di questo un livello giallo ed in ultimo un color avorio. Da questi risultati si è evinto che gli elementi in stucco erano stati trattati per poter imitare le superfici in travertino, anche il livello più recente, di un colore grigio scuro, era probabilmente stato realizzato in una fase in cui le superfici in travertino risultavano inscurite per l’azione di agenti atmosferici e dell’inquinamento ambientale.
A queste ultime tipologie di fattori di degrado era legato lo stato conservativo delle superfici, in particolar modo quelle in travertino dove era diffusa la presenza di croste nere.
Le operazioni di pulitura hanno tenuto in considerazione questi fattori, sia per quanto riguarda la rimozione dei composti derivati dall’inquinamento ambientale che per il ripristino dei livelli originali di scialbo sulle superfici in stucco.
Altrettando delicate sono state le operazioni di consolidamento che hanno interessato sia le superfici in travertino che quelle in stucco, durante le quali sono stati eseguiti interventi di riancoraggio di elementi parzialmente distaccati e la ricostruzione delle porzioni mancanti.
Negli anni successivi all’intervento, per iniziativa della Ambasciata Americana, è stato possibile eseguire delle campagne di monitaggio delle superfici per scongiurare il riresentarsi di alcune tipologie di degrado, in particolare quelle causate dall’inquinamento atmosferico e consentire l’esecuzione di interventi mirati la’ dove se ne verificasse la presenza.


